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EC UNA SFIDA UN MODELLO!

Servono tecnologie, processi, servizi e modelli imprenditoriali creativi per:

 

ripensare i modi di produrre e consumare

trasformare i rifiuti in risorse ad
alto valore aggiunto

 

 

sviluppare nuovi modelli di business

 

I vantaggi aumentano se

» Il rifiuto diventa materia prima
» Il rifiuto può essere riutilizzato e recuperato
» Il rifiuto fino ad oggi gestito come scarto viene reintrodotto nel ciclo produttivo e riutilizzato come materia prima

Sappiamo che tra gli elevati costi del riciclo, incide in modo determinante anche la “coda del riciclo”, cioè lo scarto. Questo è mediamente del 35-40% e rappresenta solo un costo

Il Riciclo della Plastica

Il riciclo degli imballaggi in plastica è ormai diventato una pratica fondamentale nel processo di gestione dei rifiuti.

Esso si basa su una complessa catena di attività che comprende generalmente tre fasi principali:

  • Raccolta differenziata
  • Selezione dei diversi polimeri plastici
  • Riciclo dei prodotti.

La plastica può essere soggetta a due tipologie principali di riciclo, ciascuno dei quali comporta diverse possibilità di riutilizzo del polimero termoplastico scartato.

L’efficacia delle politiche di riciclo è strettamente legata ad una efficace ottimizzazione e sinergia delle tre fasi descritte.

I possibili metodi del riciclo della plastica sono:

  • Riciclo meccanico (primario e secondario)
  • Riciclo chimico (terziario), quest’ultimo caratterizzato dal
    processo di depolimerizzazione.

Riciclo Meccanico

Attualmente è invece il riciclo meccanico a risultare come la soluzione preferibile e di minore impatto energetico ed economico, in quanto implica requisiti minimi di lavorabilità del materiale.

L’obiettivo del riciclo meccanico è quello di riutilizzare il materiale scartato senza modificare la struttura molecolare dei polimeri e sottoporlo ai processi di lavaggio, triturazione ed essiccamento.

La qualità del prodotto ottenuto sarà quindi fortemente dipendente dalla qualità della selezione operata sul prodotto riciclato, per cui l’evoluzione tecnologica in questo senso non è più data dalla ricerca di nuove soluzioni in campo chimico, bensì dalla ricerca di ottimizzare i flussi dei prodotti ed i processi di selezione del materiale:

l’obiettivo è quello di ottenere frazioni merceologiche che risultino sempre più pulite e con tassi di impurità ridotti.

Le tipologie di materiali maggiormente soggette a questo tipo di riutilizzo sono i polimeri termoplastici e termoindurenti.

Questi materiali subiscono processi di macinazione e vengono rimessi in commercio come polimeri riciclati sotto forma di scaglie di piccole dimensioni.

Non essendo ancora possibile però garantire una totale purezza del materiale riciclato a causa della presenza di altri polimeri plastici nel processo di selezione, la macinazione e rifusione delle plastiche scartate comporta un degrado della catena polimerica, per cui per garantire un prodotto con un’adeguata viscosità le aziende tendono ad utilizzare in produzione un miscuglio di plastica vergine e plastica riciclata.

Questo processo, detto blending, risulta essere un buon compromesso tra le aziende produttrici e le indicazioni internazionali che richiedono una diminuzione dell’utilizzo di plastica vergine.

Tipologie Riciclo Meccanico

È possibile distinguere poi tra due tipologie di riciclo meccanico: primario e secondario.

Questa distinzione è dovuta ad una diversa classificazione dello scarto da riciclare.

Per riciclo primario si intende uno scarto proveniente dal processo produttivo, per cui composto per lo più da plastica pulita e che non richiede particolari trattamenti specifici.

È possibile quindi ottenere in questi casi dei prodotti di alta qualità e con un costo energetico ed economico minimo.

Diversamente, il riciclo secondario è caratterizzato dal recupero degli elementi in plastica derivanti dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani; da cui si deduce la presenza di una maggiore contaminazione degli scarti.

Risulta quindi necessario sottoporre questi materiali a delle fasi aggiuntive di selezione e lavaggio al fine di poter ottenere un prodotto comunque riutilizzabile.

Il rifiuto urbano plastico che non viene riciclato può però ancora essere utilizzato come combustibile per un termovalorizzatore: essendo un prodotto derivato dal petrolio, le plastiche risultano essere un ottimo combustibile e possono essere bruciate insieme ai rifiuti solidi urbani con produzione di energia termica. In questo modo la plastica non può più essere riutilizzata come prodotto, ma viene valorizzato il suo contenuto energetico, a differenza della consegna in discarica.

La termovalorizzazione è dal punto di vista economico la soluzione più conveniente; mentre dal punto di vista ecologico negli impianti moderni risulta comunque possibile un efficace contenimento delle emissioni in atmosfera.

EC la nostra sfida, il nostro modello Fattibile!

Il Progetto Modello del nostro impianto per il Riciclo meccanico dello scarto di Pulper di cartiera sorge grazie alla collaborazione con una nota cartiera Italiana che possiede uno stabilimento che copre una superficie di 290000 mq. e che nel suo nuovo processo produttivo utilizza già un modello di EC, la carta da macero in balle provenienti dalla selezione a valle della raccolta differenziata per produrre cartone da imballaggio.

L’impianto di riciclo da Pulper di cartiera viene installato immediatamente alla fine della prima produzione laddove il rifiuto di scarto ottenuto diventi ancora una volta materia prima;

Il nostro impianto modello ha capacità di 30/50/70 e 100 ton/giorno

Lo scarto in entrata all’impianto viene lavato e separato mediante processi con tecnologie freddo, ottenendo materiali riciclabili quali:

  • ACQUA
  • FIBRA DI CARTA
  • PLASTICA LEGGERA
  • METALLI